Neuroscienze e design degli spazi: cosa ho imparato e come cambia il mio lavoro

C’è un momento, durante un progetto, in cui smetto di pensare ai materiali e comincio a pensare alle persone. A come si muoveranno in quello spazio. A cosa sentiranno quando entreranno. A se quella stanza li farà concentrare, rilassare, parlare, creare.
Non è sempre stato così. O meglio — lo facevo già, ma in modo intuitivo. Poi ho deciso di capire perché.

Il percorso al Politecnico di Milano
All’inizio del 2026 ho partecipato a un executive course in Neuroscienze e Design al Politecnico di Milano. Un percorso intenso, internazionale — eravamo ventotto professionisti da tutto il mondo, tra designer, architetti, ricercatori. Tre mesi di studio, aperti a Milano e chiusi alla Biennale di Venezia.
Non è stato un corso di aggiornamento. È stato un cambio di prospettiva.

I docenti — una comunità di ricerca
Quello che ha reso questo percorso unico è la qualità e la varietà di chi lo ha costruito. Non solo architetti — ma neuroscienziati, filosofi, psicologi, ricercatori che applicano la scienza al progetto ogni giorno.
Tra i docenti che mi hanno segnato di più:
Vittorio Gallese — neuroscienziato, uno dei ricercatori che ha contribuito alla scoperta dei neuroni specchio. Ha portato nel corso una domanda fondamentale: come il corpo risponde agli spazi, prima ancora che la mente li elabori.
Cinzia Di Dio — ricercatrice in neuroestetica, studia come il cervello percepisce la bellezza e l’armonia. Il suo lavoro ha rivoluzionato il modo in cui penso alla proporzione e alla luce.
Giovanna Colombetti — filosofa delle emozioni incarnate. Ha dato un linguaggio preciso a qualcosa che sentivo ma non riuscivo a spiegare: le emozioni non sono solo nella testa, sono nel corpo, e gli spazi le attivano.
Davide Ruzzon — architetto e ricercatore, punto di riferimento italiano per l’applicazione delle neuroscienze all’architettura. Ha tenuto più moduli del corso ed è stata una guida costante.
Sarah Robinson — architetta e autrice, ha portato la riflessione su come gli spazi di cura possano davvero guarire.
Zakaria Djebbara — ricercatore danese, lavora sull’affordance degli spazi: come un ambiente suggerisce azioni e comportamenti senza che ce ne accorgiamo.
Tye Farrow — architetto canadese, lavora su spazi che “fanno stare bene” in senso clinico. Ha parlato di salutogenesi applicata al design — un termine che non avevo mai sentito e che non ho più smesso di usare.
Sergei Gepshtein — neuroscienziato della percezione visiva, ha aperto scenari affascinanti su come vediamo lo spazio prima ancora di analizzarlo.
E ancora: Jonathan Hale, Fausto Caruana, Nour Tawil, Fiona Zisch, Isabella Pasqualini, Elisabetta Canepa, Natalia Olszewska, Andrea Erdos de Paiva, Marco Mazzotta, Angela Vettese — ognuno con una prospettiva diversa, tutti con la stessa domanda di fondo: cosa fa uno spazio alle persone che lo abitano?

Cosa ho portato via
La risposta che ho trovato — o meglio, che sto ancora costruendo — è che gli spazi non sono contenitori neutri. Sono ambienti che attivano emozioni, influenzano comportamenti, sostengono o ostacolano il benessere.
Focus. Concentrazione. Rilassamento. Creatività. Convivialità.
Ogni spazio può essere progettato per sostenere uno o più di questi stati. Non è magia, non è solo estetica. È scienza applicata al progetto.
Come colour consultant con certificazione IACC, avevo già lavorato sul potere del colore sulle emozioni. Questo percorso ha aggiunto strati — la percezione sensoriale, la risposta corporea, il tempo, la luce, la proporzione, il movimento.

I progetti in corso
Sto applicando tutto questo su due fronti molto diversi tra loro, entrambi stimolanti.
Il primo riguarda gli spazi per adolescenti — un tema delicato, dove il design può davvero fare la differenza nel supportare una fase di vita complessa e trasformativa.
Il secondo riguarda gli ambienti di lavoro — come progettare spazi che non solo siano belli, ma che sostengano davvero le persone che ci lavorano ogni giorno: la concentrazione, la collaborazione, il recupero.
Sono progetti in sviluppo, di cui parlerò più avanti.

Una guida in questa direzione
Se stai lavorando a un progetto — residenziale, hospitality, un ufficio, uno spazio pubblico — e vuoi capire come le neuroscienze possono orientare le scelte progettuali, sono disponibile a parlarne.
Lavoro anche in collaborazione con studi di architettura e progettazione.
Se vuoi una guida in questa direzione, scrivimi.
→ monicapoletti.com

Biennale di Venezia 10 Maggio 2026

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